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Reishi: il fungo dell’Imperatore

Effetto Fisiologico attribuito dal Ministero della Salute

Naturali difese dell’organismo

Pareri non conclusivi di EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare)

Contribuisce a mantenere una sana funzione circolatoria, aiuta a controllare il colesterolo, sostiene le difese immunitarie

Ganoderma Lucidum (Reishi)

Il fungo Reishi occupa il posto d’onore nel più antico trattato medico della Cina, il ”Classico sulle Radici di Erbe del Contadino Divino” (神農本草經, 神农本草经, Shénnóng běncǎo jīng), compilato intorno al 200 d.C.

In tipico stile cinese, il trattato divide i 365 ingredienti in tre categorie: superiori, medi e accettabili. Nella prima categoria, il Reishi è in cima all’elenco, prima del ginseng. Per appartenere alla categoria superiore, un ingrediente deve avere potenti qualità medicinali e non produrre effetti nocivi o collaterali se assunti per lunghi periodi. Nel Pen T’sao Kang Mu (“La grande farmacopea”), un testo del XVI secolo, il compilatore Le Shih-chen dice del Reishi: “Influisce positivamente sull’energia vitale, o Qi del cuore, curando l’area del petto e giovando a coloro che hanno i muscoli del torace contratti. Assunto per molto tempo, gli anni si allungheranno come quelli degli Esseri Immortali”.

Nell’arte cinese, il Reishi è simbolo di buona salute e lunga vita

Immagini del fungo si trovano su porte, architravi, arcate e ringhiere in tutte le residenze imperiali nella Città Proibita e nel Palazzo d’Estate. Spesso la storia parla di un Reishi inciso nello scettro usato nelle cerimonie ufficiali. Una veste di seta dell’imperatore mostra un pesco, nuvole e, in primo piano, un Reishi.

Il Reishi conquista l’occidente

Adottato anche dall’occidente e battezzato come il fungo dell’immortalità il Reishi è stato studiato a lungo e le sue proprietà vengono ad oggi sfruttate in alcuni dei maggiori centri di ricerca, spesso come integrazione alle terapie oncologiche.

Dal corpo fruttifero del Reishi sono stati isolati più di 4000 composti bioattivi tra cui triterpeni/terpenoidi, polisaccaridi e glicoproteine, nucleotidi, ergosteroli, acidi grassi, proteine con specifiche attività, oltre che fibre, vitamine e minerali.

Cresce in tutto il Mondo in ambienti temperati, nel bacino mediterraneo è facile trovarlo anche ai piedi di alberi di Ulivo. È interessante notare questo feeling cardiovascolare tra l’olio d’oliva e Reishi, nascendo vicini probabilmente condividono risorse necessarie allo sviluppo di molecole attive. Timidi benefici cardiovascolari si riscontrano in alcuni studi scientifici sul Reishi, al punto che EFSA ne ipotizza una funzione benefica a livello circolatorio. (i pareri di EFSA circa i benefici di Reishi sul sistema cardiovascolare sono tutt’ora ‘’pending’’, ovvero in attesa di conferma).

Abbiamo analizzato la bibliografia scientifica in merito al Ganoderma Lucidum:

Un grande antiossidante… Rapido!

Se i benefici a livello circolatorio sono ancora da confermare, una proprietà certa è quella antiossidante. La caratteristica principale di Reishi sembra essere appunto il suo effetto antiossidante, (Wachtel-Galor S et al.) rilevano una cosa interessante, ovvero che la supplementazione di Reishi produce un picco di effetto antiossidante a breve termine già dopo 90 minuti.

Lo studio ha testato 750 mg di Reishi per 10 giorni in volontari sani, l’esame del sangue e delle urine ha osservato un aumento della capacità antiossidante plasmatica già dopo 90 minuti, ed entro 3 ore l’effetto è stato riscontrato anche nelle urine. (immagine 1)

Figura 1: La supplementazione di estrastto acquoso di Reishi produce, già dopo 90 minuti, un aumento della capacità antiossidante plasmatica. Se l’integrazione viene mantenuta nei giorni successivi, la stessa capacità antiossidante si rileva anche nelle urine.

Adattogeno per il sistema immunitario e gli sportivi

Un altro studio interessante (Zhang Y et al.) riguarda giocatori di calcio. Il fungo medicinale Reishi è stato somministrato a 40 calciatori per analizzare la risposta del loro sistema immunitario a seconda dell’intensità dell’allenamento. Un primo dato evidenzia la capacità di Reishi di modulare il rapporto di linfociti CD4 / CD8. I linfociti CD4 vengono così chiamati perché espongono sulla loro superficie un marcatore chiamato CD4 dove CD sta per “cluster di differenziazione”.

Questo studio si inserisci in un quesito al centro di un vero e proprio dibattito: il rapporto tra l’attività sportiva e il rischio di infezioni. L’intensa attività sportiva è stata correlata ad una situazione di ridotta sorveglianza immunologica di durata variabile (da 3 a 72 ore), denominata Open Window, in seguito alla quale virus o batteri avrebbero accesso facilitato nell’organismo. Alcuni studi epidemiologici sottolineano come in percentuali variabili di atleti partecipanti a competizioni di endurance (35-65%) ci possa essere un aumento dell’incidenza di sintomatologie come febbre e mal di gola nelle due settimane successive all’evento sportivo. La maratona di Londra del 2010, ad esempio, ha fatto registrare sintomi nel 50% dei runner (Robson-Ansley P et al.).

‘’Dibattito’’, appunto, perché non tutti sono d’accordo con questa teoria. Dal Regno Unito (Campbell JP et al.) una revisione del 2018 conclude quanto segue: ’’ è un’idea sbagliata etichettare qualsiasi forma di esercizio acuto come immunosoppressiva e, invece, l’esercizio molto probabilmente migliora la competenza immunitaria per tutta la durata della vita.’’

Al di là della effettiva presenza o meno della Open window, l’effetto di Reishi nei calciatori presi in esame è stato di tipo adattogeno, controbilanciando cioè lo sforzo fisico.

Il fungo medicinale Reishi per Nevralgia e Fibromialgia

Consultando la bibliografia scientifica sul Reishi ci si imbatte nella Nevralgia (dolore causato dall’irritazione di un nervo danneggiato: questa infiammazione può verificarsi in un punto qualsiasi del corpo, ma le tre nevralgie più comuni sono la nevralgia del trigemino, che colpisce il volto, la nevralgia intercostale, che causa dolore tra le costole e la sciatica), e la Fibromialgia (una forma comune di dolore muscoloscheletrico diffuso e di affaticamento di origine psicosomatica).

A questo proposito (Tang W et al.) hanno prodotto uno studio molto ben fatto: controllato con placebo in doppio cieco su 96 pazienti, in cui, l’assunzione di Reishi, ha permesso di osservare una riduzione nei punteggi di nevrastenia e fibromialgia. Unico neo, la dose era importante: 5400 mg di estratto titolato in polisaccaridi con titolazione non dichiarata e nella formulazione erano presenti anche Cordyceps e Astragalo.

Dolore da artrite reumatoide

Per l’artrite reumatoide il Reishi sembra avere un effetto analgesico (Li EK et al.). I ricercatori hanno diviso un campione di 55 persone affette da artrite in due gruppi: al primo gruppo sono stati dati i classici farmaci, mentre al secondo, ai classici farmaci sono stati aggiunti 4.000 mg di Reishi. Dopo 24 settimane i medici hanno valutato gli effetti dei due trattamenti misurando quanti pazienti raggiungevano una risposta del 20% dell’American College of Rheumatology (Arnett FC et al.). Del campione che assieme al farmaco tradizionale integrava con Reishi il 15% arriva a punteggio più velocemente rispetto campione che utilizzava solo il farmaco fermo al 9%. (figura 2)

Immagine 2: Il punteggio tiene in considerazione fattori come la rigidità mattutina, il gonfiore ed i noduli. Avere un punteggio alto significa soffrire meno di questi disturbi. Il gruppo di pazienti che, oltre al farmaco classico, assumeva Reishi, avverte maggiormente sollievo rispetto a chi utilizzava solo il farmaco.

Per quanto riguarda il potenziale effetto su parametri metabolici come insulino resistenza, dislipidemie, pressione, colesterolo, lievi effetti antidiabetici il panorama della ricerca è disomogeneo. EFSA ,dal canto suo, sta aspettando nuovi risultati per stabilire pareri più sicuri, rimando fermo al ‘’pending’’ circa: ‘’contribuisce a mantenere una sana funzione circolatoria’’ e ‘’aiuta a controllare il colesterolo’’. Il condiviso e confermato effetto antiossidante di Reishi potrebbe giocare il ruolo decisivo in questa decisione.

Cordyceps sinensis nell’utilizzo quotidiano

Ganoderma Lucidum è uno dei funghi medicinali più conosciuti, soprattutto perché il suo profilo nutrizionale e di principi attivi (l’acido ganodermico tra tutti) continua ad offrire nuove evidenze che meritano approfondimenti.

Nonostante i funghi medicinali ammessi dal ministero della Salute siano Integratori alimentari, per i quali non è necessaria la ricetta medica, al fine di garantire la sicurezza dei funghi medicinali, come dei nutraceutici in genere, e sfruttare a pieno le loro potenzialità, è di fondamentale importanza il suggerimento da parte di un Medico o un Biologo Nutrizionista esperti in micoterapia, ma anche di un farmacista o un erborista preparato.

Sebbene tutti i funghi, come abbiamo già detto, contengano il medesimo principio attivo, ciò non significa che tutti agiscano allo stesso modo. Il prezioso consiglio personalizzato da parte di un professionista in Italia fortunatamente avviene regolarmente, a differenza di paesi come gli Stati Uniti in cui l’elevatissimo l’auto-consumo veicolato dagli acquisti online, fa anche registrare i più alti tassi di insuccessi e concentra i pochi casi di effetti avversi.

Principi di utilizzo: indicazioni, posologia, biodisponibilità

Le indicazioni principali di Ganoderma Lucidum sono le ”immunodeficienze”, tra le indicazioni secondarie troviamo: malattia di Alzheimer, fibromialgia, Herpes genitale e labiale, ipertrofia prostatica benigna.

Principali meccanismi di azione: aumento della attività di cellule Natural Killer e macrofagi

La biodisponibilità orale non è mai stata investigata negli studi, ma la minima dose efficace testata su adulti ed anziani risulta essere 500 milligrammi al giorno, con titolazione in polisaccaridi dal 10 al 60%.

Autore:
Dr. Matteo D’Elia, Biologo Nutrizionista Anti-Age | Dipartimento tecnico-scientifico Santiveri Italia

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