Una riflessione personale su come gli open space possano influenzare le nostre abitudini alimentari, il rapporto con il cibo e la salute metabolica.
Gli open space con cucina e soggiorno uniti sono diventati una delle soluzioni abitative più apprezzate nelle case moderne. Rendono gli ambienti più conviviali, favoriscono la socializzazione e permettono a chi cucina di partecipare alla vita familiare, senza essere isolato dietro una parete.
Nati anche dall’esigenza di ottimizzare abitazioni dalle metrature sempre più ridotte, oggi gli open space rappresentano una vera tendenza dell’interior design, persino nelle case più grandi e lussuose.
Ma oltre all’estetica e alla praticità, mi sono posto una domanda: vivere in un ambiente in cui cucina, zona relax e area giochi coincidono può influenzare il nostro comportamento alimentare?
Forse, insieme a un open space, dovremmo ricevere anche un piccolo libretto di istruzioni per imparare a viverlo in modo equilibrato
Qui nasce la critica personale
Accessibilità al cibo? Un vizio che si ripete
Uno degli aspetti che mi lascia più perplesso riguarda la continua disponibilità del cibo.
Nelle abitazioni tradizionali, cucina e soggiorno erano spesso ambienti distinti. Oggi, invece, mentre guardiamo la televisione, leggiamo un libro o giochiamo con i bambini, frigorifero e dispensa sono sempre a pochi passi.
Il cibo non è soltanto disponibile: è continuamente accessibile.
Pensiamo alla sindrome metabolica, una condizione caratterizzata dalla presenza contemporanea di diversi fattori di rischio, tra cui obesità addominale, ipertensione, alterazioni della glicemia e dislipidemia.
Nel corso dell’ultimo secolo, la maggiore disponibilità alimentare, insieme ai cambiamenti dello stile di vita e alla diffusione di alimenti ad alta densità energetica, ha contribuito a modificare profondamente il nostro rapporto con il cibo.
L’arrivo del frigorifero, il benessere economico e la grande distribuzione hanno reso possibile avere alimenti pronti a qualsiasi ora della giornata. Un progresso straordinario, che tuttavia ci espone anche alla possibilità di mangiare più spesso del necessario.
Da qui nascono due domande:
Un open space, rendendo il cibo sempre facilmente raggiungibile, potrebbe favorire gli spuntini frequenti e la sovralimentazione?
Quali conseguenze potrebbe avere sui bambini condividere lo stesso ambiente per giocare, rilassarsi e accedere continuamente alla cucina?
Non abbiamo evidenze sufficienti per affermare che vivere in un open space provochi sovrappeso o sindrome metabolica. Eppure, ritengo che il rapporto tra organizzazione degli ambienti domestici e comportamento alimentare meriti maggiore attenzione scientifica

La risposta a queste domande è difficile da trovare. Al momento in cui scrivo non ho reperito ne studi ne articoli che indagassero questo tema.
Cucina open space e alimenti pronti: stiamo perdendo l’abitudine di cucinare?
Un secondo aspetto della mia critica riguarda il ruolo della cucina.
Tradizionalmente, cucinare significava dedicare tempo alla preparazione degli alimenti: scegliere gli ingredienti, lavarli, tagliarli, impastarli e trasformarli.
Oggi, in molte abitazioni, la cucina rischia di diventare sempre più uno spazio dove riscaldare o assemblare cibi già pronti, piuttosto che un laboratorio nel quale preparare il pasto.
Naturalmente, non è dimostrato che sia l’open space a determinare questa trasformazione. Tuttavia, mi domando se la progressiva integrazione della cucina negli spazi di intrattenimento possa accompagnare una diversa percezione del momento alimentare.
Stiamo passando dal cucinare al semplice preparare qualcosa da mangiare?
Uno studio sperimentale pubblicato su Cell Metabolism nel 2019 ha confrontato una dieta ricca di alimenti ultra-processati con una basata su alimenti non processati.
I ricercatori hanno osservato che, durante il periodo di alimentazione ultra-processata, i partecipanti assumevano mediamente circa 500 kcal in più al giorno, aumentando anche di peso rispetto al periodo di alimentazione non processata.
Lo studio non riguardava gli open space, ma dimostra quanto le caratteristiche degli alimenti possano influenzare l’assunzione energetica.

Gli odori della cucina possono aumentare la fame?
C’è poi una questione affascinante: la continua esposizione agli odori del cibo.
Nel libro All’origine del gusto, il neuroscienziato Gordon M. Shepherd descrive quanto l’olfatto sia strettamente collegato alla memoria, alle emozioni e alla percezione del gusto.
Le molecole odorose possono richiamare ricordi ed esperienze differenti a seconda del contesto. Un esempio è il diacetile (C4H6O2), una molecola dall’odore caratteristico di burro, la cui percezione può variare in relazione all’ambiente e alle associazioni sensoriali.
In un open space, gli aromi delle preparazioni raggiungono inevitabilmente anche il soggiorno.
Questa esposizione potrebbe stimolare l’appetito, richiamare il desiderio di determinati alimenti e favorire, in alcune persone, la ricerca di piccoli spuntini anche dopo cena.
La ricerca scientifica conferma che gli odori alimentari possono influenzare il desiderio di mangiare, sebbene gli effetti sulla quantità effettivamente consumata siano variabili.
Una domanda, quindi, rimane aperta: quanto può influire sul nostro comportamento alimentare trascorrere l’intera serata immersi nei profumi della cucina?

Bambini, open space e frigorifero: il cibo sempre a portata di mano
Chi ha bambini in casa conosce bene il fascino del frigorifero!
Nell’open space, spesso, la distanza tra l’area giochi e la cucina è praticamente inesistente. Aprire il frigorifero o cercare qualcosa nella dispensa diventa un gesto semplice, immediato e ripetibile.
Non dobbiamo necessariamente considerare negativa questa accessibilità, ma possiamo imparare a gestirla.
Ad esempio, anziché rendere continuamente visibili snack confezionati e dolciumi, potremmo lasciare sul tavolo un cesto di frutta fresca, facilmente raggiungibile da tutta la famiglia.
Anche la frutta secca, soprattutto noci e mandorle, può rappresentare una valida alternativa nutrizionale, con porzioni adatte all’età e attenzione alla sicurezza dei bambini più piccoli.
In fondo, l’ambiente in cui viviamo può orientare alcune delle nostre scelte quotidiane, spesso senza che ce ne accorgiamo
Come vivere un Open space in casa equilibrando gioco, relax e alimentazione sana
Non è necessario rinunciare alla cucina open space per mantenere uno stile di vita sano. Possiamo invece organizzare meglio gli spazi e le nostre abitudini.
Ecco cinque suggerimenti pratici:
Organizza una dispensa sana. Evita di accumulare quantità eccessive di prodotti confezionati, limita gli alimenti ricchi di zuccheri aggiunti e non considerare i dolcificanti una soluzione automatica per migliorare la qualità della dieta.
Prenditi cura del frigorifero. Privilegia alimenti freschi, vari e poco processati, riducendo la presenza abituale di prodotti ultra-processati.
Rendi visibili gli alimenti più salutari. Un cesto di frutta fresca sul tavolo e frutta secca conservata in modo appropriato possono facilitare scelte alimentari equilibrate.
Rispetta gli orari dei pasti. Mantenere una certa regolarità aiuta a distinguere i momenti dedicati all’alimentazione da quelli riservati al gioco, al lavoro o al relax, senza imporre rigidità inutili.
Gestisci gli odori della cucina. Una buona ventilazione e una cappa aspirante efficace aiutano a limitare la diffusione degli aromi. Tra i rimedi domestici tradizionali si può provare a far bollire 4-5 foglie di alloro per circa 5-10 minuti, anche se non esistono prove solide che questo metodo elimini efficacemente gli odori.
Non considero l’open space una scelta abitativa sbagliata. Al contrario, ne riconosco i vantaggi estetici, pratici e sociali.
Credo però che sia interessante riflettere su quanto gli ambienti in cui viviamo possano condizionare le nostre abitudini alimentari, dalla frequenza degli spuntini alla scelta dei prodotti, fino alla percezione stessa della fame.
Forse non abbiamo bisogno di costruire nuove pareti, ma semplicemente di imparare a dare al cibo il giusto spazio, anche quando la cucina e il soggiorno ne condividono uno solo
Autore:

Nutrizione e Nutraceutica Antiage Test di Nutrigenetica
Approfondimenti:
Stress: biologia, adattamento e patologia.
Microbiota Intestinale
