NEWS ANTIAGE DEL 21 OTTOBRE 2026
DI DOTT. MATTEO D’ELIA
È quello che accade in diverse malattie autoimmuni, nelle quali il sistema immunitario produce anticorpi capaci di riconoscere come estranee alcune strutture del nostro corpo.
In queste situazioni, una delle strategie terapeutiche più interessanti è la plasmaferesi terapeutica, una procedura che permette di rimuovere dal sangue parte delle sostanze responsabili della malattia.
Il nostro sangue è composto da una parte cellulare (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) e da una parte liquida, chiamata plasma, che rappresenta circa il 55% del volume sanguigno.
Nel plasma circolano proteine, anticorpi, fattori della coagulazione e numerose altre molecole fondamentali per il funzionamento dell’organismo.
Durante la plasmaferesi terapeutica, più precisamente chiamata scambio plasmatico terapeutico, il sangue viene prelevato attraverso un accesso vascolare e fatto passare in un’apparecchiatura che separa il plasma dalle cellule sanguigne.
Le cellule vengono restituite al paziente insieme a un liquido sostitutivo, generalmente albumina o plasma di donatore, secondo le necessità cliniche.
L’obiettivo non è purificare genericamente il sangue, ma ridurre rapidamente la concentrazione di specifiche sostanze patologiche presenti nel plasma.
La plasmaferesi trova applicazione in diverse condizioni cliniche, soprattutto neurologiche, immunologiche ed ematologiche.
Tra le principali ricordiamo:
Sindrome di Guillain-Barré: una malattia autoimmune che colpisce i nervi periferici, provocando debolezza muscolare e, nei casi più gravi, difficoltà respiratorie.
Miastenia gravis: viene utilizzata soprattutto nelle crisi acute per ridurre gli anticorpi che interferiscono con la trasmissione neuromuscolare.
Porpora trombotica trombocitopenica: una grave patologia ematologica nella quale lo scambio plasmatico può essere salvavita.
Alcune patologie autoimmuni e renali: in situazioni selezionate, secondo indicazioni specialistiche.
Una seduta dura generalmente da 1 a 3 ore, ma tempi e numero di trattamenti dipendono dalla patologia e dalle condizioni del paziente.
Nel caso della sindrome di Guillain-Barré, ad esempio, il trattamento può prevedere circa 4-5 sedute distribuite nell’arco di una o due settimane.
La procedura viene eseguita sotto controllo sanitario e può comportare effetti indesiderati come ipotensione, riduzione del calcio nel sangue, reazioni allergiche o complicanze legate all’accesso vascolare.
La plasmaferesi può determinare la rimozione di alcune proteine plasmatiche, mentre la malattia e l’immobilizzazione possono contribuire a una perdita di massa muscolare, garantire un adeguato apporto energetico e proteico può essere importante per sostenere il recupero nutrizionale e funzionale, soprattutto nei pazienti più fragili.
A differenza di molti esami diagnostici, la plasmaferesi terapeutica non richiede generalmente il digiuno. Al contrario, presentarsi alla procedura dopo aver consumato un pasto leggero e con un buono stato di idratazione può favorire una migliore tolleranza al trattamento, il quale come principale controindicazione ha il calo della pressione.
Consigli alimentari:
Consumare un pasto leggero: circa 1-2 ore prima della procedura.
Evitare latticini come lo yogurt, il latte e il burro perché i grassi contenuti entrano nel sangue e rendono il plasma opalescente (lipemico), complicando l’analisi e la validazione della sacca.
Mantenere una buona idratazione: bere regolarmente acqua nelle 24-48 ore precedenti.
Non trascurare il calcio: durante la plasmaferesi l’utilizzo di anticoagulanti a base di citrato può ridurre temporaneamente il calcio ionizzato nel sangue, provocando formicolii o crampi. Consumare regolarmente alimenti ricchi di calcio è utile per l’equilibrio nutrizionale, ma non sostituisce l’eventuale somministrazione di calcio prevista dal personale sanitario.
Evitare alcol e pasti particolarmente abbondanti: preferendo alimenti facilmente digeribili, soprattutto nei pazienti che manifestano nausea o debolezza.
Un aspetto importante riguarda la perdita di proteine plasmatiche: lo scambio plasmatico rimuove anche alcune proteine circolanti, insieme alle sostanze che si desidera eliminare. Per questo motivo, soprattutto nei pazienti sottoposti a cicli ripetuti, è utile monitorare lo stato nutrizionale e garantire un’alimentazione adeguata.

Autore:
Dr. Matteo D’Elia Biologo
Nutrizione e Nutraceutica Antiage Test di Nutrigenetica
Approfondimenti:
Stress: biologia, adattamento e patologia.
Microbiota Intestinale
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