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Fibromialgia: cosa mangiare?

La fibromialgia è un problema abbastanza diffuso in entrambi i sessi, caratterizzato da sintomi predittivi come: astenia, problemi cognitivi, disturbi del sonno, ansia e/o depressione, cefalea ed emicrania. Sebbene le cause non siano ancora note, l’alimentazione e qualche consiglio possono portare sollievo

Fibromialgia: un problema invisibile

Si tratta di una problematica cronica, non è espressamente una ”malattia” per la medicina ufficiale. Si manifesta attraverso dolore diffuso in tutto il corpo e si caratterizza per il suo difficile riconoscimento, per questo nominata anche “malattia invisibile”.  Nello specifico è un reumatismo extra-articolare generalizzato, quindi non è un problema che riguarda le articolazioni perché il dolore è da riferire a strutture quali muscoli, legamenti e inserzioni tendinee. Dal punto di vista clinico è una delle problematiche più fastidiose dal momento in cui reca dolori importanti alla persona, che ne riducono moltissimo la qualità della vita.

Altri sintomi diffusi e riconducibili alla sindrome fibromialgica sono: repentino affaticamento, stanchezza, astenia, cefalea, sensazione di debolezza, ansia, stress.

Circa 1 donna su 10 può soffrirne

La fibromialgia è maggiormente diffusa tra le donne e può comparire a qualsiasi età sebbene il picco si collochi tra i 40 e 60 anni, pre e post menopausale. La fibromialgia sembra essere inoltre correlata con fattori psichici poiché risultano colpiti anche le persone affette da stati d’ansia o di depressione spesso causati per motivi familiari o professionali.

Tra gli ultimi studi di tipo epidemiologico, uno riveste un particolare interesse, ed è il The London Fibromyalgia Epidemiology Study, realizzato nel Regno Unito. Su 100 casi di fibromialgia (86 femmine e 14 maschi: rapporto F/M=3:1) confermando la maggiore prevalenza femminile, i ricercatori hanno individuato inoltre una serie di fattori di rischio, oltre al sesso femminile, tra cui: l’età, il livello di stress, vivere situazioni familiari difficili. A tutt’oggi questo rimane lo studio più ampio e rigoroso che viene sempre citato.

Il ruolo della glicemia nel dolore da fibromialgia

 Sebbene per la fibromialgia non siano presenti ”marcatori certi” , come nemmeno una vera e propria ”terapia efficace”, sono stati effettuati numerosi studi tra cui uno nello specifico da un team di ricercatori statunitensi dell’Università del Texas che mette in relazione l’insulino resistenza con la capacità di sopportare il dolore: più zucchero c’è nel sangue e meno si sopporta il dolore.

I ricercatori hanno individuato nella metformina, farmaco ipoglicemizzante usato per combattere il diabete, un rimedio efficace contro la fibromialgia. In sintesi, l’ipotesi del team di ricerca è quella che associa un eccesso di zuccheri nel sangue a un abbassamento della soglia del dolore. Ripristinando i corretti valori glicemici, grazie all’impiego degli ipoglicemizzanti come la metformina, sembra possibile ottenere una avvertibile diminuzione della sintomatologia.

Si ritiene, inoltre, che vi sia anche una predisposizione genetica alla fibromialgia, capace di esprimersi con anomalie a livello dei recettori serotonina e dopamina, ormoni strettamente coinvolti nei processi di elaborazione del dolore. Le persone predisposte presenterebbero infatti un’amplificazione della percezione del dolore. Anche patologie psichiatriche quali l’ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress e la somatizzazione possano predisporre all’insorgenza della fibromialgia.

Principi attivi utili per la fibromialgia

Abbiamo capito che l’ipotesi più accreditata sembra riguardare il meccanismo di centralizzazione del dolore, che dipende da una ridotta soglia di sopportazione del dolore, dovuta ad una alterazione della modalità di percezione a livello del sistema nervoso centrale.

Controllare la glicemia!

Per tenere a bada la glicemia e contrastare la resistenza insulinica si può ricorrere a diversi rimedi alimentari, fitoterapeutici e nutraceutici, a seconda dei casi.

  1. Suggerimenti alimentari: evitare la frutta dopo i pasti, iniziare il pasto sempre con delle verdure crude, affiancare sempre la frutta secca ad ogni dolce che vogliamo mangiare. Questi suggerimenti alimentari possono tenere a bada la glicemia.
  2. Suggerimenti fitoterapici: per quando riguarda la fitoterapia due soluzioni valide sono Il fungo medicinale Coprinus Comatus, molto utile grazie al suo contenuto di Vanadio e Cromo, oppure il Picolinato di cromo.
  3. Suggerimenti nutraceutici: un’altra molecola capace di contrastare la resistenza insulinica è ad esempio il myo-inositolo, impiegatio anche in donne affette da ovaio policistico, che condivide con la fibromialgia una disfunzione a livello della glicemia.

Per la scelta del suggerimento più adatto a seconda del caso, è bene rivolgersi sempre al proprio Nutrizionista di fiducia.

Alleviare ansia e stress

La serotonina, neurotrasmettitore del buon umore, deriva da un precursore, il triptofano, un amminoacido essenziale che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare e che possiamo assumere solo con la dieta. Da diverso tempo è nota la correlazione tra triptofano e fibromialgia. Questo è uno dei motivi per cui ansia e stress, i quali sono spesso correlati, sono concause della fibromialgia. Diverse sono le possibili cause della diminuzione dei livelli di triptofano: malassorbimento causato da patologie a livello intestinale, intolleranze alimentari, eccessiva proliferazione batterica a livello intestinale, o infezioni che possono aumentare le richieste metaboliche di triptofano e vitamina B12.

Questo è anche il motivo per cui, spesso, alle persone che soffrono di fibromialgia viene proposto un trattamento con antidepressivi.

Un’ottima fonte di triptofano sono i semi di una pianta di origine africana, la Griffonia Simplicifolia. Il triptofano poi viene trasformato in serotonina dai batteri intestinali, per cui una flora batterica sana, forte ed efficiente è indispensabile.

Studi clinici su: Ganoderma lucidum, probiotici e curcuma

Analizzando la letteratura medico-scientifica accreditata, si evince che il fungo medicinale Ganoderma Lucidum, i probiotici e la curcumina sono stati provati, singolarmente, a più riprese nel trattamento e/o nella gestione del dolore da fibromialgia. Lo studio preso in esame su Ganoderma Lucidum del 2015 presso l’università Extremadura (Cáceres, Spagna) conta una coorte di 65 donne sportive, alle quali è stato somministrato Ganoderma Lucidum 6 g per 6 settimane in polvere.

I risultati dopo il periodo di trattamento hanno visto migliorato in modo significativo la resistenza aerobica, la flessibilità del corpo inferiore e la velocità. Risultati analoghi ed incoraggianti per quanto riguarda l’utilizzo dei probiotici.

Prendiamo spunto dallo studio, ben disegnato, svolto dal dipartimento di infermieristica, fisioterapia e medicina, dell’università di Almería, dove sono stati presi in esame pazienti over 18 con fibromialgia diagnosticata secondo i criteri della American college of rheumatology, ai quali, divisi in 3 gruppi, sono stati somministrati un mix di probiotici 1, un mix di probiotici 2 e un placebo.

Nel trattamento di otto settimane i ceppi utilizzati sono: Mix probiotici 1: S. Thermophilus, S. faecium, L. Acidophilus, L. rhamnosus, L. casei, L. bulgaricus, B. bifidum, B. infantis. Mix probiotici 2: L. rhamnosus, Casei, Acidophilus, B. bifidis.

I risultati preliminari pubblicati a luglio 2018 indicano che i probiotici miglioravano l’impulsività e il processo decisionale in questi pazienti. Sebbene una revisione sistematica di tutti gli studi dal 2006 al 2016 sulla fibromialgia e sulla stanchezza cronica non abbia prodotto prove ancora coerenti, è chiaro come i probiotici riducano ansia e biomarcatori infiammatori, due indicatori precisi della fibromialgia.

Anche la sinergia della curcumina è interessante. Uno studio preso in esame del 2017 dimostra che la curcumina si rivela efficace nella riduzione dei sintomi di dolore muscolare associato a statine. Alcuni effetti imputabili alla curcumina includono la capacità di prevenire e ridurre i dolori muscolari a insorgenza tardiva (DOMS), bloccando la via infiammatoria, l’attenuazione dell’atrofia muscolare, l‘aumento della rigenerazione delle fibre muscolari in seguito a lesioni e gli effetti analgesici e antiossidanti.

Agopuntura e massaggi per un trattamento del dolore a 360°

L’utilizzo dell’agopuntura, manuale o elettrostimolata, rappresenta la base del trattamento per i dolori causati dalla fibromialgia.

Gli studi clinici randomizzati e controllati a riguardo sono ancora pochi ma sufficienti a dimostrare un’efficacia dell’agopuntura nel migliorare il dolore, la rigidità e la stanchezza. Una recente analisi della COCHRANE (una iniziativa internazionale no-profit nata con lo scopo di raccogliere, valutare criticamente e diffondere le informazioni relative alla efficacia ed alla sicurezza degli interventi sanitari) (9 studi, 395 pazienti) conferma questi dati. Inoltre sembra esserci un maggiore beneficio derivante dall’elettro-agopuntura rispetto all’agopuntura manuale per quanto riguarda la riduzione del dolore. I miglioramenti ottenuti sono ancora osservabili dopo un mese dal trattamento ma non a distanza di 6 mesi.

Questa evidenza suggerisce che un trattamento della fibromialgia con l’agopuntura a cadenza mensile possa essere sufficiente per ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita. L’efficacia dell’agopuntura si basa su un effetto antinfiammatorio, sulla capacità di indurre la liberazione di antidolorifici naturali (endorfine) innalzando la soglia del dolore e inducendo un profondo stato di rilassamento.

Sono stati riscontrati anche benefici derivanti da sedute massoterapiche eseguite con una certa regolarità e differenti metodologie sono principalmente di cinque tipi:

  • migliore qualità del sonno (in questo caso è utile massaggiare il paziente in tarda serata)
  • migliore tonicità muscolare (il massaggio aiuterà la riattivazione di muscoli letargici ripristinando vitaità,forza e contemporaneamente attenuerà le zone muscolari contratte)
  • migliore la lucidità mentale (il massaggio contribuisce a diminuire lo stress ed aumentare la consapevolezza del proprio corpo)
  • diminuzione della cefalea (il maggior apporto sanguigno verso il capo allevia il mal di testa)
  • miglioramento dello stato di ansia o depressione

Autore:

dr. Matteo D’Elia biologo nutrizionista antiage , membro del dipartimento scientifico di Santiveri Italia e Medical Writers.

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