La Semaglutide è un farmaco sempre più noto per il trattamento del diabete di tipo 2 e, soprattutto, dell’obesità. Dopo il suo successo – accompagnato da non poche polemiche – il cosiddetto farmaco dimagrante per eccellenza arriva ora anche in compresse, non solo in forma iniettabile. Ma è giusto affidare il proprio equilibrio del peso solo a un farmaco?
Originariamente sviluppato per il diabete, la Semaglutide mima l’azione del GLP-1, un ormone che regola la glicemia e stimola il senso di sazietà. Proprio queste proprietà ne hanno autorizzato l’uso anche per la perdita di peso.
La semaglutide è un analogo del GLP-1 umano che – rispetto al GLP-1 nativo che viene rapidamente degradato e ha una breve emivita di circa 2 minuti – è stata modificata strutturalmente in modo da allungare significativamente la sua emivita, consentendo una comoda somministrazione sottocutanea una volta alla settimana. Definito da molti la “scoperta più importante del 2023”, per alcuni sembra rappresentare la panacea di ogni problema di dimagrimento.
Di particolare interesse allora diventa un recente studio italiano (Barrea L. et al., Curr Obes Rep, 2025) che evidenzia come sia la dieta chetogenica sia la dieta mediterranea possano essere integrate alla terapia con Semaglutide, potenziandone i benefici. Entrambi gli approcci, se combinati al farmaco, aiutano a preservare la massa magra, ridurre gli effetti gastrointestinali e migliorare l’aderenza terapeutica, grazie a un maggiore senso di sazietà e a una migliore tollerabilità. Secondo gli autori, la dieta mediterranea, con il suo equilibrio tra macronutrienti e componenti antinfiammatori, è particolarmente adatta ai soggetti con obesità non complicata: favorisce una perdita di peso graduale e sostenibile, riducendo infiammazione e disturbi gastrointestinali tra cui i più comunemente segnalati includono nausea, diarrea, vomito e stitichezza.
Al contrario, la dieta chetogenica, che induce uno stato di chetosi nutrizionale, può essere più indicata nei pazienti con comorbidità cardio metaboliche (come steatosi epatica non alcolica, sindrome dell’ovaio policistico, malattie cardiovascolari) offrendo una riduzione più rapida della massa grassa e un miglior controllo glicemico.
In definitiva, il messaggio è chiaro: nessun farmaco può sostituire le buone abitudini. Anche con il supporto farmacologico, è sempre lo stile di vita – alimentazione equilibrata e attività fisica – a garantire il mantenimento e il consolidamento dei risultati nel tempo. Soprattutto post trattamento.