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Il primo amore (il tuo microbiota) non lo dimenticherà mai!

Esiste la possibilità che i tuoi batteri intestinali abbiano memoria del tuo primo amore. Si chiamano impronte microbiche.

Le relazioni intime tra partner favoriscono una convergenza della composizione microbica?

Si, negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che le relazioni intime, specie quelle
caratterizzate da convivenza o forte vicinanza, favoriscono una sorprendente convergenza
della composizione microbica. Le coppie di lunga data, ad esempio, presentano un
microbiota intestinale più simile e diversificato rispetto agli individui che vivono da soli. Lo
stesso avviene a livello della pelle e della bocca: persino i baci trasferiscono milioni di
batteri tra i partner.

Imprinting microbico del primo amore. Quando avviene?

Se da una parte è facile capire come il nostro microbiota possa essere simile a quello di nostra madre, cresciamo nel sul utero, veniamo al mondo grazie a lei, siamo nutriti per circa il primo anno dal latte materno, è meno immediato comprendere come mai il nostro primo amore possa influenzare i nostri batteri intestinali.

è utile ricordare che in giovane età il microbiota è ancora in formazione e quindi più plastico. Questo significa che i contatti intensi e ripetuti – come quelli tipici del primo amore (se in giovane età) – possono lasciare impronte microbiche profonde e durature.

In che modo il nostro primo amore lascia impronte microbiche?

  • La coabitazione e l’intimità fisica (come baci, contatti cutanei) possono contribuire alla condivisione di microbi, anche a livello intestinale e cutaneo.
  • La qualità della relazione, più è stretta e intensa, maggiore è la convergenza del microbiota.
  • Fattori comportamentali e ambientali condivisi (dieta simile, abitudini condivise, stress) giocano un ruolo significativo.
  • Lo stress relazionale, come conflitti o rotture, possono avere un impatto negativo sulla composizione microbica e sull’equilibrio immunitario.
  • La rete sociale estesa (ambiente comune) contribuisce alla diversità e alla condivisione microbica.

Il primo amore solitamente arriva in giovane età, momento in cui il nostro microbiota è più plastico.

Dal momento della nascita fino a circa 4 anni, arricchiamo la nostra flora intestinale, determinando il cosiddetto core centrale del nostro microbiota, un gruppo centrale di ”fedelissimi” che colonizzeranno tutta la vita il nostro tubo digerente. Nascere e crescere in città o in campagna, con o senza animali, con o senza fratelli e sorelle, in una famiglia forte e amorevole o dura e difficile: produrrà flore batteriche diverse ed uniche.

Durante l’adolescenza e la prima giovinezza il microbiota si trova nella sua ultima fase di consolidamento, ed è proprio in questo momento che interazioni strette possono lasciare “impronte” durature.

Il primo amore ricordato come unico ed irripetibile, sottende un fattore biologico. Lo scambio microbico tra corpi giovani possono stabilire tracce più profonde a livello immunitario e neurobiologico.

Il primo amore non lascia solo ricordi e cicatrici emotive, ma forse anche una memoria biologica condivisa nel microbiota. Alcuni autori parlano del microbiota come di un “archivio relazionale invisibile”, che registra i nostri contatti più stretti.

La spiegazione arriva in parte da uno studio su 94 coppie di coniugi. Le relazioni strette rendono i microbi intestinali simili e più ricchi in termini di diversità, indipendentemente dalla dieta (figura). Per valutare la salute della flora batterica si utilizzano indici come: diversità (varietà ed abbondanza relativa dei batteri presenti nell’intestino) e ricchezza (il numero di specie o gruppi batterici differenti presenti).

La coabitazione con il partner aumenta gli indici di diversità (Chao) e ricchezza (Shannon) del microbiota, indipendentemente dalla dieta. Dill-McFarland KA et al. Close social relationships correlate with human gut microbiota composition. Sci Rep. 2019 Jan 24;9(1):703.

In fondo il primo amore è sempre la mamma. Il nostro microbiota, il consorzio di batteri, virus, funghi e miceti che vivono nel nostro intestino lo ereditiamo nel momento della nascita. Da quel momento e durante l’allattamento (al seno), nostra madre è capace di trasferirci il primo imprinting, i primi batteri. In seguito il contatto fisico con i nostri genitori, fratelli o animali domestici, il cibo e soprattutto l’ambiente in cui viviamo continuerà un processo di ”colonizzazione” batterica per arricchire di specie batteriche diverse e variegate il nostro microbiota intestinale.

La condivisione dei microbi tra madre e figlio sembra assestarsi a circa il 27% dopo i 4 anni di età. Significa che circa il 27% del nostro microbiota è uguale a quello di nostra mare, la cosa magnifica è che i batteri ereditati dalla madre sono presenti nel microbiota intestinale dei figli fino a 80 anni.

La Sindrome dell’Intestino irritabile (IBS) è trasferibile da madre a figlio? E tra partner?

Se la nostra flora batterica è costituita in buona parte da quella di nostra madre e in aggiunta, se anche il nostro partner è capace di influenzarla a sua volta, posso ereditare i loro sintomi intestinali? Pare proprio di si.

Un grande studio epidemiologico svedese in merito conclude: ”l’aumento del rischio di Intestino Irritabile (IBS) tra i parenti di primo grado, secondo e terzo grado indica una componente genetica nella distribuzione familiare della sindrome dell’intestino irritabile. Tuttavia, un contributo non genetico è suggerito anche dall’aumento del rischio tra i coniugi”. (figura riassuntiva dello studio)

Il rischio di trasmissione di IBS è concreto nei parenti di tutti i gradi, compresi i coniugi. Le madri hanni più possibilità di trasferire IBS rispetto ai padri. Waehrens R et al. Risk of irritable bowel syndrome in first-degree, second-degree and third-degree relatives of affected individuals: a nationwide family study in Sweden. Gut. 2015 Feb;64(2):215-21.

Il microbiota batterico intestinale è coinvolto nei nostri sentimenti.. ed anche oltre. I nostri gusti alimentari, tante delle nostre idee e probabilmente molte delle nostre decisioni, dalle più semplici alle più complesse, non dipendono solo da noi, ma anche dai batteri intestinali.

I batteri che vivono nel nostro intestino sono di fatto un ”organo consenziente”, capace di ricordare il primo amore e di avvertire l’ambiente in cui viviamo producendo risposte ad esso. Un cervello vero e proprio.

Per questo motivo, in tutti gli studi di nutrizione prende sempre più piede l’idea che per cambiare le abitudini comportamentali e alimentari delle persone, non siano più sufficienti consigli alimentari. Bensì diventa necessario modificare quel consorzio di batteri. Attuare strategie per aumentare i batteri positivi, ridurre i batteri negativi, o migliorare la composizione, variabilità e ricchezza globale. Il cambiamento affinché sia reale, deve includere il patrimonio microbico.

Tecniche di cambiamento composizione intestinale:

  • Digiuno Intermittente (pomeridiano-serale, nella modalità 16:8)
  • Dieta chetogenica
  • Dieta FODMAP
  • Assunzione regolare e programmata di alimenti fermentati e fibre
  • Integrazione probiotica mirata e di precisione

Alcune tecniche di rilevazione e studio della propria composizione intestinale:

  • Test del microbiota intestinale (una fotografia completa sui ceppi batterici che colonizzano il colon)
  • Calprotectina fecale (una proteina che se presente nelle feci può indicare presenza di IBS)
Autore:
Dr. Matteo D’Elia Biologo
Nutrizione e Nutraceutica Antiage Test di Nutrigenetica
Approfondimenti:
Stress: biologia, adattamento e patologia.
Microbiota Intestinale

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